La facciata e il portico della Basilica

Sulla sommità di una monumentale scalinata s’innalza la Basilica, affacciata sulla valle del Cedron, proprio di fronte all’antica Porta d’Oro che si apre lungo le mura merlate di Gerusalemme.

L’atrio della Basilica è formato da tre grandi arcate a tutto sesto, sostenute da pilastri fiancheggiati da colonne monolitiche, decorate con capitelli corinzi che richiamano quelli dell'originaria chiesa bizantina. Sulla cornice, in corrispondenza delle colonne, si elevano le statue dei quattro evangelisti, modellate dal Tonnini.

L’attenzione del visitatore è richiamata dal maestoso mosaico del timpano, eseguito con sfavillanti tessere colorate su fondo dorato. Il soggetto, ideato da Giulio Bargellini e realizzato dalla ditta Monticelli nel 1930, è un inno a Gesù, rappresentato come mediatore tra Dio e l’umanità. L’umanità è divisa in due gruppi: a sinistra quello dei sapienti che piangono i loro limiti, a destra quello dei semplici e degli afflitti. Entrambi i gruppi si flettono in preghiera davanti a Gesù che raccoglie le suppliche dell’intera umanità a braccia aperte e, alzando il capo, le riconsegna al Padre, inizio e fine di ogni cosa. Un angelo, alla destra di Gesù, prende il suo cuore carico delle sofferenze degli uomini. Sotto la scena, un versetto della lettera agli Ebrei accompagna e chiarisce l’intento teologico del mosaico: “PRECES SUPPLICATIONESQUE CUM CLAMORE VALIDO ET LACRYMIS OFFERENS EXAUDITUS EST PRO SUA REVERENTIA” (“Offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime: per la sua riverenza venne esaudito”: cf. Eb 5,7)

Sul vertice del timpano, a fianco della croce, vi sono due cervi di bronzo. Essi alludono al versetto iniziale del Salmo 42, che recita: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio”. Le due sculture, che sostituiscono le originali rubate, sono state realizzate grazie alla generosità di una benefattrice spagnola e collocate in loco nel maggio 2011.

Sui fianchi nord e sud del timpano, lungo i lati della basilica, campeggiano le immagini di Maria con il viso sofferente e di San Francesco che mostra le stigmate: invitano il pellegrino a meditare su Cristo che porta su di sé la sofferenza di ogni uomo, in ogni tempo.

I visitatori, abitualmente, percorrono il sentiero che affianca l’orto degli Ulivi giungendo sotto il porticato antistante la chiesa. Sul pavimento del portico è segnalato, con fasce a zigzag bianche e nere, lo spazio occupato dall’antica cisterna d’acqua bizantina, in cui veniva raccolta l’acqua piovana usata nei mesi di siccità. La stessa decorazione a zigzag è ripresa dentro la chiesa a indicare i canali di scolo esterni al perimetro della chiesa bizantina, che portavano l’acqua raccolta nell’impluvium alla cisterna sottostante l’atrio.

Il portale della Basilica

Il massicio portale d’ingresso della Basilica, opera dell’ingegner Pietro Adelchi Ricci, è stato realizzato grazie al contributo economico di padre Giovanni Gramiccia, Commissario Generale di Terra Santa, e dei benefattori napoletani.

Si tratta dell’ultima opera dell’artista, morto per malattia ad Amman a soli 30 anni. Durante la sua permanenza a Gerusalemme, in cui fu assistente del Barluzzi, il Ricci ebbe modo di studiare la nuova fabbrica e le intenzioni dei vari artisti che vi avevano collaborato.

Il portale, realizzato solo nel 1999 e in forme più semplici rispetto al progetto originario, fu modellato dallo scultore Tonnini. Rappresenta l’albero della vita con quattro tralci che racchiudono i simboli degli evangelisti. Nei quattro cartigli sono incisi, in lingua latina, i brani dei Vangeli che raccontano l’agonia di Gesù. Ai piedi dell’albero è cesellato lo stemma della Custodia con la croce di Terra Santa e le due braccia incrociate, di Gesù e San Francesco, che recano sul palmo della mano i segni rispettivamente delle piaghe della crocifissione e delle stimmate.

Oltrepassato il portale, un suggestivo albero di ulivo in bronzo, dell’artista S. Gabai , dalle fronde contorte e nodose come i centenari Ulivi dell’orto sacro, decora la vetrata della bussola. La forte luce del sole filtra all’interno della chiesa attraverso le fronde dell’albero, rappresentazione di quegli ulivi che furono muti testimoni dell’agonia di Gesù.

La facciata della Basilica delle Nazioni