Le diverse decorazioni dell’abside

Foto degli anni Cinquanta. Le absidi sono decorate dai quadri del Barberis

I mosaici che oggi decorano le absidi non furono realizzati assieme a quelli delle cupole, ma diversi anni più tardi, quando, scartate diverse versioni artistiche, si scelsero quella di Pietro D’Archiardi, per l’abside centrale, e quelle di Mario Barberis, per le due laterali.

Il soggetto scelto dai francescani per la decorazione dell’abside centrale doveva essere Cristo sofferente nell’uliveto mentre le due absidi laterali dovevano rappresentare a destra, il Bacio di Giuda, e a sinistra l’ “Ego Sum”, l’Io sono che Gesù dichiara davanti alle guardie che lo cercavano per arrestarlo.

Per decorare le absidi, inizialmente prive di mosaici, furono da subito realizzati dei quadri dal pittore Mario Barberis. Già alla presentazione delle prime tele, avvenuta in una sala della Cancelleria di Roma, l’artista ricevette diverse critiche negative. Della “preghiera di Gesù nell’orto degli Ulivi” fu realizzato un primo quadro, che lo stesso Barberis sostituì poco dopo con una seconda versione, arricchita di pathos, che rappresentava Gesù sofferente con lo sguardo al cielo e l’angelo inginocchiato alla sua destra mentre gli porge il calice.

La Custodia, non ancora persuasa della bontà dell’opera, diede alla Commissione Ungherese, che voleva partecipare alle offerte per le decorazioni del Getsemani, il compito di realizzare un nuovo quadro che per vari anni decorò l’abside, anch’esso senza riuscire ad armonizzarsi con la sobrietà dell’architettura pensata dal Barluzzi. L’architetto descrisse così il quadro: “con i suoi raggi d’oro, con l’Angelo danzante, col Cristo orante ben saldo e cromaticamente vistoso, con cornice degna di immaginetta sacra a buon mercato; magari lodato dai semplici, ma non certo atto a raffinare la semplicità artistica dei fedeli”.

Il concetto di unità di stile e di fattura che il Barluzzi voleva esprimere nelle sue opere, richiedeva per il Getsemani che l’apparato decorativo dell’abside fosse cromaticamente in accordo con i mosaici delle volte e della cupola e che esprimesse, senza fronzoli, lo spirito profondo del mistero narrato nel Vangelo. E così, alla fine, si decise di affidare nuovamente al Barluzzi la scelta dell’opera da trasformare in mosaico. Scelse, per l’abside centrale, il cartone realizzato dall’artista Pietro D’Archiardi, che aveva già disegnato le decorazioni per le volte e il pavimento, mentre per le laterali furono trasformati in mosaico i quadri del Barberis. I mosaici furono realizzati alla fine della seconda guerra mondiale, nei laboratori artistici del Vaticano, a spese del Commissariato di Terra Santa dell’Ungheria.

Le decorazioni dell'abside: ieri e oggi