Il possesso della Tomba di Maria e della Grotta del Tradimento

I rappresentanti delle comunità religiose davanti alla Tomba della Vergine e alla Grotta del Getsemani tra il 1867 e il 1899

Un firmano del 1636 dichiara che i Religiosi Francescani possedevano la Tomba di Maria fin dai tempi antichi. Nel 1361 e 1363, infatti, sia la Regina Giovanna di Napoli che Pietro IV d’Aragona si prodigarono presso il sultano mamelucco d’Egitto per far ottenere la Tomba di Maria ai Francescani. Il loro intervento ebbe esito positivo: negli Statuti di Terra Santa del 1377 è prescritto che i Frati celebrino ogni sabato la Santa Messa presso la Tomba della Vergine, celebrazioni ricordate anche nel 1384 dal pellegrino italiano Giorgio di Guccio Gucci.

Il possesso della tomba di Maria da parte dei Francescani e il loro diritto esclusivo di potervi celebrare quotidianamente la Santa Messa, fu ribadito nei decreti dei sultani ottomani fino al 1847 ma definitivamente annullato, pochi anni dopo, da un firmano del 1853, visto che, di fatto, non riuscivano più a celebrarvi.

Infatti, nel 1757 molti santuari furono presi con un atto di forza dai Greci Ortodossi, tra i quali anche la Tomba di Maria, che non fu mai più restituita. Questo evento limitò la presenza francescana nel luogo e l’intervento della Russia, a favore dei Greci Ortodossi, di fatto impedì il ristabilirsi dei diritti dei Francescani.

Oggi la Tomba della Vergine è custodita dagli ortodossi Greci e Armeni e costituisce, assieme a Betlemme, il Santo Sepolcro e l’Ascensione, il quarto Luogo Santo regolato dallo Statu Quo. Lo Status Quo ha stabilito che i francescani possono continuare a recarsi, solennemente in processione, solo una volta all’anno, per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine, il 15 di Agosto.

A differenza della Tomba di Maria, la Grotta del Tradimento, posta a destra dell’ingresso alla Tomba, è rimasta ai Francescani. Come per la Tomba, la presenza dei frati è da far risalire al XIV secolo. Nel 1803 questi ottennero il permesso dal sultano Selim III di mettervi una porta all’entrata e di averne la chiave. Questa porta permise il mantenimento del luogo di preghiera.