L’acquisto del podere dell’agonia e dell’orto degli Ulivi

Foto del Monte degli Ulivi e del Giardino del Getsemani. Fine XIX secolo.

L’attuale proprietà francescana del Getsemani fa parte degli acquisti fatti dalla Custodia dal XVII secolo in poi.

Il podere del Getsemani, prima degli scavi archeologici e della costruzione della Basilica, era caratterizzato da una porzione di terreno dove crescevano gli antichi Ulivi, mentre il restante appezzamento era brullo e coperto di ruderi della chiesa crociata andata distrutta. Una colonna, posta sui resti dell’abside crociata, era molto venerata dai pellegrini: i Latini la chiamavano del «Bacio di Giuda», mentre gli orientali del «Pater Imon» (Padre Nostro), alludendo alla preghiera di Gesù nell’orto. Vicino alla colonna c’era un’area rocciosa, conosciuta come «Rocce degli Apostoli», che secondo la tradizione sarebbe stata la nuda pietra dove gli Apostoli si addormentarono mentre Gesù, poco lontano, pregava.

L'acquisto dell'area del Getsemani, che comprende anche l’area verde al di là della strada, lungo la valle del Cedron, fu un'operazione lunga e complessa, sintetizzabile in 29 date che vanno dal 9 novembre 1661 al marzo del 1905, quando per 57 mila franchi, gli Armeni cedettero anche il terreno a sud dell’Orto. Le proprietà della Custodia, sia della Grotta, in mano ai francescani fin dal 1361, che del giardino del Getsemani, furono iscritte nei registri imperiali ottomani il 14 dicembre del 1903.

Foto del Giardino del Getsemani nell'Ottocento

E’ singolare la storia dell’acquisto dell’Orto degli Ulivi, comprato grazie al denaro donato da due fratelli nobili e cattolici, Paolo e Giacobbe Grancovich, di Olovo, vicino a Sarajevo. Si potettero acquistare in tutto 18 “chirati” (particelle di terreno) su un totale di 24. L’orto apparteneva a diversi proprietari ma era gestito dal “wakf” della scuola di Salahie, una fondazione religiosa islamica che aveva sede nella chiesa di Sant’Anna vicino alla porta di Santo Stefano, alla quale, dal 1662, i francescani sborsavano annualmente una tassa perché altri non comprassero i terreni confinanti. Come cittadini dell’Impero Ottomano, i due fratelli poterono essere gli attori della transazione, acquistando il giardino per la definitiva cifra di 200 piastre, anche se il documento di acquisizione ne certificò solo 90.

Una volta acquistata la proprietà i francescani, per proteggere gli ulivi che la tradizione faceva risalire al tempo di Gesù, nel 1868 sostituirono il muretto della recinzione, alto circa un metro, con uno più alto, rifatto nuovamente nel 1959.

La non semplice realizzazione del primo muro è descritta nella cronaca di P.Camillo da Rutigliano, l’allora Segretario di Terra Santa.

Attorno al muro, nel 1872 furono sistemate, all’interno di nicchie, 14 tavole in terracotta fabbricate a Napoli con le Stazioni della Via Crucis e nello stesso anno fu costruita una stanza per il francescano incaricato della custodia del luogo e degli otto ulivi. Nel 1879, fuori della chiusura dell’orto, fu posto anche un bassorilievo di Gesù Cristo orante tra gli ulivi, opera dell’artista veneto Giovanni Torretti, e donato dalla famiglia veneziana Paolucci all’allora Custode P. Cipriano.

Anche grazie all’esposizione di queste opere, in attesa della ricostruzione della basilica, i francescani legarono saldamente alla loro custodia il Getsemani, assicurandolo alla venerazione dei pellegrini per i secoli futuri.

Il Monte degli Ulivi nel XIX secolo